Biometano: il motore della transizione energetica. L’intervista a Piero Gattoni su Radio24
Possiamo coprire il 15% del fabbisogno di gas con il biometano?
L’Italia ha un tesoro energetico nascosto tra scarti agricoli e deiezioni degli allevamenti. Oggi produciamo circa 2,5 miliardi di metri cubi di biometano, ma il potenziale è ben superiore: l’obiettivo per il 2030 è fissato a 5,3 miliardi, con stime ambiziose che arrivano fino a 9 miliardi di metri cubi.
Raggiungere questa cifra significherebbe soddisfare il 15% del consumo nazionale di gas, trasformando quello che oggi è uno scarto in una risorsa strategica. Con un tale potenziale il biometano rappresenta la soluzione immediata per la decarbonizzazione dei settori “hard-to-abate” come il trasporto pesante. Non solo energia, però: la produzione genera anche il digestato, un fertilizzante azotato naturale di altissima qualità che potrebbe rivoluzionare i nostri campi.
Se il traguardo del 2030 appare a portata di mano, per puntare più in alto serve un cambio di passo normativo. Al momento, i paletti europei sono piuttosto rigidi su due fronti:
Le restrizioni sull’uso di colture dedicate.
I limiti allo spargimento del digestato nei terreni agricoli.
Già solo rispettare le scadenze del 2026 significa consolidare un modello di autonomia energetica che valorizza l’eccellenza della nostra agricoltura, ma senza una rettifica alle regole di Bruxelles, il motore del biometano rischia di girare al minimo.
Nell’intervista di Smart City di Radio 24, il Presidente CIB Piero Gattoni spiega come il biometano non è più solo una visione di futuro, ma il pilastro attuale della nostra sicurezza energetica.





